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mercoledì 29 febbraio 2012

Viaggio in auto tra Marocco, India e Italia

Si parte dal MAROCCO
Sfatiamo alcuni miti: le trattative interminabili per strappare un misero sconto non le ha inventate Zio Paperone. E le sceneggiate napoletane non le hanno inventate… a Napoli!
La paternità di entrambe appartiene al nobile popolo marocchino, e in particolare a una categoria: i noleggiatori d’auto indipendenti.
in auto nel deserto




La trattativa per noleggiare un’auto per compiere il tragitto Marrakech - Merzouga durò un pomeriggio e una mattina interi. Per l’esattezza, avevo concordato tutto in un pomeriggio con il boss dell’agenzia, ma il tizio che la mattina seguente venne a consegnarmi l’auto in hotel asseriva, ovviamente, che il prezzo pattuito fosse un altro. E lì iniziò un’altra lunghissima trattativa, con il tipo che ogni tanto fingeva di chiamare il boss con il cellulare (SPENTO!) e abbassava il prezzo del noleggio alzando però quello del carburante, aggiungendo fantomatiche polizze, sovrapprezzi per patente straniera, seconda guida etc etc.

Sul finire del mattino riuscii a partire. “No pistas!” mi gridò dietro il tizio. “Niente piste”.

Figuriamoci se avevo intenzione di percorrere piste sterrate con quella vecchia Dacia. 

“Nossignore”, pensai. “Certo, esclusa quella che porta nella valle delle rose. Ed esclusa quella che conduce all’Erg Chebbi, il deserto di dune”.
piste nel Sahara

Superare la catena montuosa dell’Atlante non fu semplice.
Le vie si inerpicano su per i monti senza uno straccio di guard-rail a proteggere dall’abisso.

gole nell'Atlante


Colonne di TIR le intasano perennemente (ma per fortuna i camionisti sono gentili e fanno cenno quando li si può sorpassare senza pericoli). Le pompe di benzina sono rare e se vuoi sapere dove sono devi pagare l’informazione in sigarette. Può capitare di sbagliare strada, guidare per ore e scoprire che la via finisce nel nulla e che non si può fare nient’altro che ritornare indietro.

strade marocchine

E dopo i monti, la valle delle rose e Ourzazate. Poi una fuga a tutta birra da presunti predoni del deserto in Renault 4 e finalmente ero a Merzouga.

Il giorno dopo, una guida mi portò fino al deserto, attraverso una pista disastrata in cui si orientava chissà come, dato che non c’erano bordi, né direzione apparente. Era come essere in mare aperto. Con la Dacia che arrancava e sputacchiava.

Riuscii a riportarla a Marrakech con soltanto un fanale rotto. Il tipo del noleggio la guardò a lungo. Mi chiese: “Pistas?”.

“No, amico. No pistas”.


Si continua in INDIA
L'India è immensa, un viaggio in India è un'esperienza indimenticabile...sarò breve e vi parlerò dell'India in cifre...
strada indiana

Un autobus percorre 200 km in 8 ore e mezza;
un elefante può fare pipì con un getto da idrante per 5 minuti di seguito
un uomo può inseguirti chiedendoti soldi per 10 km
un camion solitamente ha 6 gomme bucate ma viaggia lo stesso in autostrada...

tuk-tukc a Delhi

Come guidano in India? Beh...Bisogna raccomandarsi ogni volta che si attraversa la strada.
Le regole non vengono proprio rispettate alla lettera...Sorpassano nella corsia sbagliata, non accendono le luci di notte.  
Vi racconto un aneddoto: ero in un taxi. Il tassista, in curva, mentre un camion sorpassava un trattore, ha sorpassato il camion mentre di fronte arrivava un furgone che veniva superato da una moto. E nel frattempo ha aperto la portiera per sputare fuori!!!
Ma questo, ahimè, non è l'eccezione ma la regola!
E il clacson è fondamentale: è l'unica regola che viene rispettata. Serve appunto per segnalare la propria presenza, per far cambiare corsia alla macchina che ti precede, prima di una curva, di notte sulla strada anche se non c'è in apparenza nessuno, devi suonare per evitare che qualcuno ti attraversi la strada all'improvviso.


Si conclude in ITALIA
Prima di fare un viaggio in auto in Italia occorre saper rispondere ad alcuni interrogativi. Due sono scontati e uno, in apparenza, un po’ meno. Sono: dove andare, che strada fare e se il motore dell’auto su cui si viaggia resti in moto se sommerso dall’acqua.

Quando infilai la chiave nella Punto noleggiata all’aeroporto di Firenze, le risposte che avevo in mente erano: a Saturnia, evitando il più possibile l’autostrada e “tanto c’è il sole”.
Non vi annoierò decantandovi le bellezze che il paesaggio italiano offre se ci si avventura per le strade secondarie, fra curve e saliscendi, colline e coste. Si tratta, per fortuna, di una ricchezza alla portata di noi tutti. Non vi racconterò della cena nel ristorante deserto di uno scalcinato motel vista complanare: il suo ricordo è svanito, portato via da una buona dose di Alka Seltzer.

Devo, però, mettervi in guardia da uno strumento demoniaco. Quello che in una pubblicità era celebrato dallo slogan: “Riesci ancora a perderti?”. Proprio lui: il navigatore satellitare.

“Tra trecento metri svoltare a destra”, disse. E io svoltai, ignorando le proteste del mio compagno di viaggio, secondo il quale la strada che il navigatore ci consigliava sembrava una mulattiera stretta e ripida e infida.

“Tranquillo”, dissi dando una pacca all’ammiccante display LCD. “Lui SA!”.

Per interminabili minuti affrontammo curve a gomito, correndo per folli discese, schiacciando sotto le ruote gli sterpi che ci si paravano davanti, saltando su buche e pietre. E proprio quando la strada sembrava appianarsi e già stavo complimentandomi con la piccola Punto per aver retto a tutto quello sconquasso, avvistai un solitario segnale stradale: “Attenzione. Guado”.

segnale guado

“Guado?”. Guardai il display del navigatore: una linea azzurrina attraversava la strada, a pochi metri da noi.

Arrestai l’auto che le gomme già lambivano l’acqua e smontai dall’abitacolo. Un ruscello ci separava dall’altra metà della strada, gorgogliando allegramente. Alla mia sinistra, un piccolo gregge di pecore brucava l’erba umida; si confondeva tra di esse un bel pastore maremmano. Mi fermai per un minuto ad assaporare il tepore del sole, a contemplare il mormorio del ruscello che accarezzava le pietre tonde e levigate come uova. E mi convinsi che era valsa la pena di fare una breve deviazione, per godere di quello spettacolo impareggiabile.

Poi il navigatore disse: “Tra quindici chilometri, svoltare a sinistra”.

Era già ora di perdersi di nuovo.

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