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lunedì 23 giugno 2014

Cicloturismo e piste ciclabili

Molti credono che cicloturismo sia sinonimo di ciclisti in tutina super-attillata e bici da corsa da 1000 euro, quelli insomma che capita di incrociare la domenica per le strade statali.

via cabarbona.com
Non è esattamente così: il cicloturismo si fa con la famiglia, con gli amici, con una bicicletta normale, in maglietta e scarpette ginniche. Un'esperienza, insomma, alla portata di tutti quelli che amano pedalare. Si può praticare dalla primavera all'autunno, si possono fare scampagnate di mezza giornata, oppure trascorrere una vacanza intera pedalando in mezzo alla natura.


Molti comuni hanno creato piste ciclabili anche ben fatte, ma purtroppo, come accade spesso in Italia, ognuno guarda al suo orticello per accontentare un po' la cittadinanza, e in assenza di strategie e di una visione unitaria non è possibile sviluppare proficuamente un'idea. Così può accadere che, complici anche il cambio delle amministrazioni e delle priorità, una pista ciclabile finisca con l'essere abbandonata.

Pista ciclabile in stato di abbandono tra Lecce e San Cataldo

Quello del cicloturismo può essere un settore nuovo e redditizio, se sfruttato bene. Bisogna coordinare a livello provinciale, regionale e nazionale i vari itinerari, prevedere i giusti servizi, attrezzare i percorsi con posti di ristoro. In Italia abbiamo moltissimi agriturismi ma non sono collegati tra di loro con piste ciclabili, e se non si vuole restare stanziali in un posto, bensì visitarne più d'uno durante la vacanza, spesso non ci sono treni né autobus attrezzati per trasportare comodamente le biciclette. Certo, ci vogliono investimenti: si possono fare in parte con i privati, appunto coinvolgendo agriturismi e strutture alberghiere, e in parte con soldi pubblici.

In fondo non servono grandi capitali, basta riconvertire in piste ciclabili percorsi naturali o vecchie strade, oppure ferrovie che non si usano più, coinvolgendo anche i cittadini, che partecipano volentieri alle iniziative se ne vedono i vantaggi. L'importante è fare cose utili alla collettività, e non per lucrarci. Purtroppo questo, spiace dirlo, molto spesso non è reso possibile dai nostri politici che  guardano più a finanziamenti e commissioni che a realizzare opere realmente utili.

Un tratto della ciclovia Udine-Pontebba (via magicoveneto.it)

In Italia ci sono molte linee ferroviarie dismesse. Voglio citarvene due, ora adattate a piste ciclabili: la linea Udine-Pontebba e la Cervignano-Grado; si trovano in Friuli Venezia Giulia
La Udine-Pontebba fu inaugurata nel 1879 e chiusa definitivamente nel 1995. Dopo il terremoto del 1976, venne costruita la nuova linea ferroviaria Udine-Pontebba-Vienna, con doppio binario e quasi tutta in galleria, e piano piano la vecchia linea a binario singolo fu dismessa. Nel 2005, la linea fu riconvertita in pista ciclabile, restaurando ponti e gallerie. Attualmente si può percorrerla quasi tutta, manca da restaurare una galleria da Chiusaforte a Moggio Udinese, ma l'opera dovrebbe essere conclusa  a breve.
La Cervignano-Grado fu inaugurata dall'Austria nel 1910 e sospesa nel 1937, quando venne costruito il ponte che collega Grado dalla terraferma. Entrambe fanno parte del percorso ciclabile Tarvisio-Grado, di cui vi parlerò nel prossimo post.

1 commento:

  1. per una bella vacanza su 2 ruote si va in treno con le bici con noi fino al punto di partenza.Poi si parte da 1 ho più giorni,con prenotazioni per dormire lungo la strada, i posti per il pernottamento vanno bene per tutte le tasche.
    Io ho fatto la Tarvisio Grado in 6 giorni visitando posti magnifici .

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